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“Overwhelmed”: essere super-impegnati è diventato un obbligo sociale?

overwhelmedOggi mi sono imbattuta in un libro che mi ha dato lo spunto per una riflessione a mio avviso davvero interessante e attuale.
Il libro in questione è Overwhelmed: Work, Love, and Play When No One Has the Time”, scritto da Brigid Schulte, una giornalista del Washington Post, a cui è stato chiesto di capire perchè sempre meno donne sotto i 50 anni leggevano giornali. La risposta d’impulso era stata attribuire il problema ai troppi impegni, dato che per esperienza personale ognuno aveva impegni come fare la mamma, gestire i nipotini, o i genitori anziani. Il suo compito era quindi dimostrare quanto sono impegnate le donne. Quando ha iniziato le ricerche si è imbattuta in John Robinson, uno dei primi e più eminenti ricercatori del tempo di utilizzo in tutto il mondo, aspettandosi di trovare una facile convalida. Invece, la sua risposta è stata che le donne come lei hanno 30 ore di tempo libero ogni settimana.

Secondo il Dipartimento di Studi del tempo libero orologi dalìdell’University dell’Iowa , il vero tempo libero è “quel luogo in cui realizziamo la nostra umanità”. Abbiamo davvero perso questo luogo? Siamo talmente sopraffatti da mille impegni che non dedichiamo davvero più tempo a noi stessi?
Essere davvero sopraffatti significa non solo avere troppe cose da fare in un periodo di 24 ore, ma anche così tanti tipi diversi di impegni che si fondono l’una nell’altra e nella giornata non si trovano fasi distinte. I ricercatori lo chiamano “tempo contaminato” (da richieste di altre persone, da pensieri sul futuro, ed è qualitativamente non sufficiente), e a quanto pare le donne sono più sensibili ad esso rispetto agli uomini, perché hanno più difficoltà a spegnere il nastro che scorre nelle loro teste su ciò che deve essere fatto quel giorno.
Quindi, se il tempo compresso è così avvilente, perché la gente se ne vanta? Questa è la cosa curiosa di questa particolare malattia e il primo indizio per il recupero.

managerSi tratta di dimostrare uno status sociale, da qualche parte nella fatica di gestire le checklist e cumuli di lavoro si potrebbe trovare un pizzico di glamour.
Si tratta della scelta della non-scelta o le persone hanno davvero una scelta? La risposta arriva da John Robinson: non ci chiede di meditare, o prendere più vacanze , o respirare, o camminare nella natura, o fare qualsiasi cosa che inevitabilmente sembrerebbe solo un altro elemento della to-do list. La risposta alla sensazione di sentirsi occupati in modo opprimente è quella di smettere di ripetere a se stessi che siamo occupati in modo opprimente, perché la verità è che siamo tutti molto meno impegnati di quanto pensiamo di essere. E la nostra insistenza costante che siamo impegnati ha creato una serie di malesseri personali e sociali che Schulte riporta nel suo libro – inutile stress, stanchezza, cattivo processo decisionale e, su un piano più grande, la convinzione che il lavoratore ideale è colui che è disponibile in ogni momento perché lui/lei è grato di essere “occupato”, e che tutti dovremmo aspirare agli orari folli di un imprenditore di Silicon Valley.

L’operosità è una virtù, così le persone sono terrorizzate di sentirsi dire che possono avere tempo libero, come Tim Kreider ha scritto in ” La trappola di essere occupato ” (traduzione personale). E’ l’equivalente di essere licenziati o sentirsi dire che si è obsoleti. Robinson ha chiesto a Schulte di tenere un diario di utilizzo del tempo e dimostra il suo tempo libero che non aveva contato come tale – sdraiata a letto senza scopo, fare esercizi, giocare a backgammon sul ​​suo computer, parlare con un amico al telefono. Eppure lei continua a non credere che, come una madre che lavora, lei potrebbe avere tempo libero. In realtà, sembra ancora scettica in merito all’intera premessa di Robinson: “siamo impegnati perché diciamo che lo siamo”.

straordinariA mio avviso questa società ci ha modificato completamente, in alcune aziende uscire alle 18 sembra essere un insulto (anche se magari si è finito il lavoro da svolgere) e chi ha la fortuna di avere un posto di lavoro oggi come oggi deve continuare a dimostrare di meritarselo, facendo straordinari su straordinari. Chi non ha un posto di lavoro invece trova difficile chiamare tempo libero le giornate passate a cercare lavoro. Inoltre sul lavoro non abbiamo aiuti in Italia per seguire i bambini (gli asili aziendali sono rarissimi) e un orario ridotto sembra una richiesta fuori dal mondo.
A questo si aggiungono le tecnologie, che ci aiutano nelle attività di tutti i giorni ma ci hanno reso sempre raggiungibili e iperconnessi, sempre rintracciabili, sempre pronti a riempire i buchi della giornata con app e attività forse inutili online o sullo smartphone. Queste attività suppliscono la mancanza di relazioni umane, non esistono più dialoghi con persone che si guardano negli occhi senza che dopo poco tempo non si dia un’occhiata al cellulare.

Essere super-impegnati è diventato un obbligo sociale? La frenesia è diventata un marchio di status sociale, le persone sono in competizione nell’ essere occupate: se sei occupato , sei importante. Stai vivendo una vita piena e degna. Forse siamo troppo legati a vincoli e obblighi che ci siamo dati da soli, o forse questo è solo uno dei paradossi della moderna società Occidentale, e in particolare italiana.

About Trolleygirl

Viaggiatrice nel DNA, Digital addicted per lavoro. Adoro le mete insolite, entrare in contatto con popoli diversi e assorbire nuove culture. Scrivo, fotografo, faccio video e parlo con tutti. Anche con voi, vi serve un consiglio di viaggio?

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