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Kenya: Diario di Viaggio

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Bambino e capanna MasaiUn viaggio in Africa può avere mille valenze. Si può semplicemente stare sdraiati in spiaggia, si può fare un Safari nell’entroterra, si possono fare vere e proprie missioni umanitarie. Ma penso che restare in un paese del terzo mondo sul lettino in spiaggia non voglia dire aver visitato il Kenya.

Io non posso dire di aver dato chissà quale contributo, ma quantomeno mi porto in Italia l’esperienza dei villaggi e degli orfanotrofi, e cercherò di fare il possibile per loro anche dall’Italia.
Credo che un viaggio in Africa sia anche e soprattutto questo, e sia anche avere un indirizzo a cui spedire giochi, vestiti e generi di prima necessità a un orfanotrofio ad appena 15 minuti dal nostro ricchissimo resort.
I tour operator vendono solitamente un pacchetto di 9 giorni e 7 notti, ma tenete conto che si parte sempre la sera/notte del primo giorno e si riparte sempre la mattina presto dell’ultimo. Quindi i giorni effettivi sono 6, e vista la durata del viaggio, il mio consiglio è di fare 2 settimane per ammortizzare le ore di volo e il costo del viaggio.

Periodo di viaggio: 2 Gennaio – 10 Gennaio

1° GIORNO: WATAMU
2° GIORNO: WATAMU – TSAVO
3° GIORNO: TSAVO – AMBOSELI
4° GIORNO: AMBOSELI – WATAMU
5° GIORNO: WATAMU
6° GIORNO: SARDEGNA 2
7° GIORNO: WATAMU – ORFANOTROFIO DI TIMBONI

1° GIORNO: WATAMU
Si parte alla sera, e dopo un lungo viaggio di oltre 8 ore arriviamo all’aeroporto di Mombasa. Il motto “pole pole” (piano piano) lo capiamo subito: 1 ora di coda per il visto, 2 ore di attesa sul pullman che si prospettava decoroso fuori, ma all’interno qualunque dispositivo non funziona: il quadrante dei giri del motore è a zero, e il conta chilometri ha la lancetta che va su e giù all’impazzata. Il tragitto per Watamu è di 90 km, me ci dicono che ci vorranno 2 ore e mezza. Capiamo subito perché..dal nostro pullman con guida inglese osserviamo il delirio del via vai di persone che camminano, spingono cariole, guidano i Tuk Tuk (Api rivisitate per turisti, un’esperienza da provare).
bancarelle sulla stradaAttraversare questi villaggi fatti di lamiere non può non colpire: le mucche pascolano su discariche e rifiuti che bruciano, i bambini salutano mentre corrono a piedi nudi sull’immondizia, le caprette mangiano ciò che trovano negli angoli dove si è accumulato qualche rifiuto.
Arriviamo finalmente al nostro albergo, il Sun Palm, accolti dallo staff che canta Jambo! Il viaggio è durato quasi una giornata intera.
Le stanze sono piccole e modeste. Corriamo subito in spiaggia: l’acqua è azzurra, ma ci sono un po’ di alghe a causa della bassa marea. I beach boys aspettano dietro una linea di palme i turisti, hanno tutti soprannomi italiano e sono ovviamente tutti insistenti.

Alle 5 il sole inizia a scendere e ci prepariamo per l’appuntamento con l’agenzia locale con cui abbiamo prenotato il Safari dall’Italia, risparmiando un po’ di soldi e di trattative in spiaggia.

Fuori dall’albergo ci aspetta un Tuk Tuk, uno dei mezzi più precari su cui sia mai salita!
Dopo aver sistemato tutto per il Safari, ci affidano a dei ragazzi del posto per una visita di Watamu. Il villaggio è a dir poco sconfortante.. odori, bambini, lamiere e rifiuti sono il ritratto di un’estrema povertà dove qua e là sorgono nuovi bar e ristoranti italiani.
Compriamo per forza qualcosa nella boutique di sandali di uno dei ragazzi (un garage senza pavimento rivestito di lamiere), terminiamo la passeggiata e torniamo in albergo.

2° GIORNO: WATAMU – TSAVO
Stamattina sveglia presto, si parte per il Safari, insieme alla nostra guida soprannominato “Bambino” e al nostro autista Simon. Per arrivare all’entrata dello Tsavo ci vogliono 2 ore e mezza di strada sterrata rossa e sconnessa.
Passiamo in alcuni villaggi, pieni di bambini che ci salutano mentre vanno a scuola. Per ogni villaggio i bambini hanno una divisa diversa e molto colorata. Facciamo 5-6 tappe per distribuire cibo, magliette e matite che abbiamo portato.
Prima di entrare allo Tsavo sostiamo vicino al fiume dove ci sono coccodrilli e scimmie.

ElefantiCi aspetta una bella coda per i biglietti, e fa un caldo infernale. Diciamo che sono un po’ tutti disorganizzati in questa fase.. Finalmente partiamo per il Game Drive. Iniziamo a avvistare antilopi e zebre. Il panorama è indescrivibile, la terra rossa contraddistingue questo parco. C’è una bella vegetazione, qualche altopiano e moltissime montagnole di termiti.

Pranziamo al Lodge, l’Ashnil Aruba: ci accolgono con salviettine bagnate e ci accorgiamo di quanta terra rossa abbiamo addosso! Questo posto è davvero un paradiso nella Savana.

giraffaAl pomeriggio avvistiamo elefanti, giraffe, antilope-giraffa, zebre, bufali, uno sciacallo e l’aquila della savana. Gli elefanti sono i più particolari: sono rossi come la terra che c’è qui. Vediamo anche i facoceri che si abbeverano vicino al nostro Lodge.
Purtroppo oggi sto male a causa dell’antimalarico, e non mi godo molto il pomeriggio.
La sera nel lodge troviamo gechi e uccelli dal becco rosso; le stanze sono molto belle, anche se fa un caldo tremendo. Le zanzariere almeno ci proteggono dagli insetti!

3° GIORNO: TSAVO – AMBOSELI
Anche oggi sveglia a 5.30, riusciamo a fare un breve Game Drive e finalmente avvistiamo i leoni! Due maschi, che si allontanano dopo pochi secondi.

uomo masaiPartiamo per Amboseli. Attraversiamo dei villaggi che sembrano un po’ più civilizzati di Watamu. La strada è tanta, ma almeno è asfaltata! Arriviamo alla strada sterrata che ci porta all’ingresso. Mentre aspettiamo i biglietti il nostro pullmino viene circondato dai Masai, che ci propongono collanine, statue, braccialetti. Vederli da vicino è incredibile: ognuno ha dei buchi nelle orecchie fatti in modo diverso, disegni fatti con solchi nella pelle del viso e costumi bellissimi.
Parlano benissimo inglese, e dopo un po’ di contrattazioni (che si possono fare solo qui, visto che i Masai solitamente non contrattano) compriamo collanine e una statuetta.

Finalmente entriamo: il paesaggio qui è completamente diverso dallo Tsavo, è tutto verde e pianeggiante, e l’orizzonte si perde a vista d’occhio fino a toccare il cielo azzurro.

ElefantiniAvvistiamo un facocero con i suoi 3 piccoli, e finalmente gli elefanti di Amboseli, che sono diversi dallo Tsavo visto che qui sono grigi.
Qui ad Amboseli gli animali non stanno in gruppi separati, ma si possono trovare insieme zebre e giraffe, giraffe e elefanti, gnu e antilopi. Vediamo anche l’antilope di Tomson, caratterizzata da una striscia nera sul fianco.

Pranziamo al nostro campo tendato, il Kibo. È fantastico! Le tende sono attrezzate con bagno all’interno, zanzariere e acqua corrente. Ogni tenda è immersa nella natura, ci sono scimmiette che di giorno corrono vicino alle tende e sugli alberi, e c’è una vista magnifica sul Kilimangaro.

donne masaiDopo pranzo visitiamo il villaggio Masai. È tutto molto turistico (anche il prezzo d’ingresso, 10 euro). Dopo il ballo propiziatorio di benvenuto veniamo accompagnati dalla nostra guida Masai che ci mostra come riescono ad accendere il fuoco (con sterco d’asino o elefante) e l’interno delle loro capanne: sono davvero claustrofobiche, senza luce e con spazi angusti per mantenere l’ambiente fresco. A seguire abbiamo trovato un bel mercatino allestito, a prezzi sempre molto turistici e senza possibilità di trattative, e riprendiamo il Gambe Drive.

Troviamo una iena che mangia i resti di un animale, è incredibile sentire il rumore delle ossa che sgranocchia! E poi fenicotteri, gru coronata, Caribù, ancora facoceri e antilopi, e struzzi con i piccoli.

La sera ceniamo al campo tendato. Subito dopo c’è un piccolo spettacolo Masai davanti al fuoco. Ci godiamo questo cielo stellato incredibile, anche se fa freschino e siamo molto stanchi. Sentiamo chiaramente il verso delle iene, simile a un bambino che piange.
Torniamo in tenda, e ci addormentiamo tra i rumori della Savana.

4° GIORNO: AMBOSELI – WATAMU
Sveglia alle 6, ultimo Game Drive. Lasciamo il Kibo per cercare ancora qualche animale. Vediamo gazzelle, elefanti, giraffe, facoceri e cuccioli di gru coronata. Ci aspetta un lungo viaggio di 8 ore verso Watamu.

trasporto di legnaPer pranzo arriviamo a Lion Hill, un posto meraviglioso su una collina che domina la savana.
Le altre 4 ore sono toccanti. Passiamo per Mariakani, un villaggio immerso nella terra rossa, brulicante di mercatini, negozietti, persone. I bambini in divisa tornano dalle scuole e ci vengono incontro correndo. Distribuiamo le ultime magliette.

Per 3 ore bambini ci rincorrono, ci salutano con tutta la loro voce, urlano già dalle loro case per salutarci. È davvero toccante il loro “hallooo”, la loro dolcezza. Corrono dai villaggi immersi nei palmeti, giù dalle cave dove ci sono lavori in corso, corrono di fianco al pullmino e si sbracciano e salutano con tutta la loro forza. Una dolcezza infinita.
Superiamo Kilifi e arriviamo a Watamu. Dopo quello che abbiamo visto, questo villaggio ci sembra tutto sommato in linea con tutti gli altri.

5° GIORNO: WATAMU
Ci alziamo presto per vedere la bassa marea, ma in realtà il mare inizia a scendere alle 9. In pochissimo tempo gli scogli e le rocce emergono dall’acqua. Davanti a noi 300 metri di mare sono spariti. Iniziamo la passeggiata verso l’Isola dell’amore, una roccia che emerge con la bassa marea e crea una spiaggia bianca magnifica, dove in Aprile depongono le uova le tartarughe.

bassa mareaProseguiamo per il villaggio dei pescatori, e incontriamo Massimiliano, un ragazzo del posto. Ci accompagna per un’ora e mezza di camminata sulla prima barriera che emerge ogni giorno, e ci fa vedere stelle marine, ricci, cat fish, granchi, e molte piscine naturali che si formano dall’altra parte delle rocce. Troviamo anche le uova di granchio, e incontriamo un suo amico, un pescatore di polpi, che ne ha appesi quattro al suo ferro.
Manifestiamo a Massimiliano il nostro desiderio di mangiare pesce fresco in un ristorante sulla spiaggia. Ne hanno aperto da poco uno a Malindi, molto chic, ma a noi piaceva l’idea di stare proprio sul mare. E così scopriamo l’Ocean Breeze, due tavoli di numero sulla sabbia in riva al mare, una piastra per cuocere il pesce, e nient’altro. Ci sembra perfetto! Concordiamo prezzo e caparra per mangiare aragoste e gamberi, gli lasciamo un acconto per la spesa e alle 8 di sera, di parola, ci aspetta con un Tuk Tuk. Il posto è illuminato solo con le lampade ad olio, si mangia con i piedi nella sabbia con i granchi che camminano intorno. Spettacolare! Mangiamo aragosta, gamberi, pesci che hanno pescato il giorno stesso e tanta frutta esotica. Questo angolo di spiaggia è incredibile. È circondato da case vacanze, italiane ovviamente.
Il ritorno è un po’ più avventuroso: dato che il tuk tuk tarda a arrivare, torniamo con un suo amico in 3 su una moto!

Questi popoli sono meravigliosi. Senza nulla di scritto, ti danno una parola ed è quella. Sono disposti anche a darti la merce che hai deciso di comprare, con la promessa che ripasserai con i soldi. C’è molto da imparare da loro, in Italia forse questo non accadrà mai. Noi oggi abbiamo dato dei soldi come caparra ad un ragazzo che conoscevamo da poche ore, con una famiglia da mantenere e di cui non avevamo nemmeno il numero di cellulare: così, sulla fiducia. E lui non ci ha traditi. Non lo facciamo neanche noi.

6° GIORNO: SARDEGNA 2
Stamattina il tempo non è molto bello, ci sono molti nuvoloni neri che non promettono bene. Ma oggi abbiamo programmato l’escursione a Sardegna 2, e nonostante qualche goccia di pioggia decidiamo di andare lo stesso.
All’inizio, tra la luce cupa e l’alta marea, restiamo un po’ delusi. Su questa spiaggia si trova il Jacaranda, e vediamo solo tante alghe. Ma poi, appena il cielo si apre, iniziamo a intravdere strisce di sabbia bianca che si protendono sempre più lontano, e il mare è cristallino. Iniziamo a incamminarci con 2 coppie del nostro albergo che abbiamo incontrato e 2 beachboys che li accompagnano, Leone e Franco Nero.

pesce pallaIn effetti fare il bagno qui comporta una bella camminata! Ci fermiamo per un bagno mentre aspettiamo che si abbassi ancora il mare. Il colpo d’occhio è stupendo, piccoli atolli di sabbia emergono in un mare limpido, dove granchietti si affrettano a seguire l’acqua e i beach boys allestiscono piccoli mercatini temporanei sulle lingue di sabbia emergenti.
Trascorriamo un po’ di tempo con Leone e Franco Nero, e ci chiediamo se sanno di chi sono le ville nei paraggi. Con sorpresa scopriamo che Totti e Vecchioni hanno la villa vicino al nostro albergo, e sono molto ben voluti in quanto hanno costruito orfanotrofi e aiutano i bambini del posto. Al contrario, Briatore è fortemente contestato. Dalla sua villa tra Sardegna 2 e Malindi ci dicono che non è mai uscito 1 euro per la gente del posto, della serie “ho la villa in paradiso e me ne frego della povertà infernale che esiste fuori dal mio portone”.

Franco Nero fa il volontario nell’orfanotrofio di Timboni, e ci accordiamo con lui per visitarlo l’indomani.

7° GIORNO: WATAMU – ORFANOTROFIO DI TIMBONI

Bambini, Orfanotrofio di TimboniVisitare l’orfantrofio di Timboni mi ha segnato. Quasi 150 bambini, da neonati a adolescenti, ci hanno accolto cantando e correndoci incontro. Abbiamo incontrato il responsabile, al quale abbiamo affidato farina, biscotti, succhi e pannolini. Oggi c’era una festa, e molti bambini avevano maschere e lecca lecca. Dopo averne conosciuti alcuni, abbiamo visitato l’ala dei nenonati. Una bambina è visibilmente malata, è nata prematura e con la sindrome di down, ed è stata abbandonata. Per i primi momenti ero abbastanza inerme, anche perché non conoscendo la lingua non sapevo come comunicare. Ma c’è una lingua che va oltre quella parlata, fatta di abbracci, solletico e rincorse, e finalmente qualche bimbo inizia a sorridere. I bambini sono tutti rasati, e spesso si distinguono i maschietti dalle femminucce solo per il vestito.
I bambini hanno occupato i tuk tuk e giochiamo a farli saltare su e giù. Fino a che uno di loro si attacca a te come un orsetto e si addormenta sulla tua spalla.

Quando siamo ripartiti ho pianto. Per loro, che nessuno adotterà, e perché se anche aiuteremo loro sono cosciente che ci saranno altre centinaia di orfanotrofi in tutta l’Africa e in tutto il mondo.
Io credo che un viaggio in Africa sia anche e soprattutto questo, trovare il sorriso in ogni bambino che incontri, la gioia di vivere anche nella povertà e nelle difficoltà, e sapere che anche da lontano si può sempre cercare di aiutare nel proprio piccolo e imparare da chi, con un sorriso, affronta ogni nuovo giorno.